Quelli di Chris Ware sono fumetti che simulano la complessità e la simultaneità della vita: vignette e testi disposti in modo non convenzionale, insieme a sequenze di immagini che a volte diventano simili a schemi o diagrammi, sono solo la punta dell’iceberg di una tecnica narrativa che invoca la partecipazione attiva di chi legge.
Profondamente influenzato dai classici del fumetto americano (come George Herriman, Frank King, Winsor McCay e Cliff Sterrett), dalla letteratura, dalla grafica pubblicitaria e dall’architettura dei primi decenni del XX secolo, Ware decostruisce e reinventa tutti questi elementi per dare corpo alle storie di personaggi tormentati, insoddisfatti e soli, protagonisti di costruzioni narrative non lineari che, anzi, portano all’estremo le convenzioni della grammatica del fumetto
La sua carriera comincia sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, quando pubblica i primi lavori sul giornalino scolastico e viene notato da Art Spiegelman, che lo ospiterà sulle pagine della seminale rivista Raw. Negli anni Novanta stringe un sodalizio con l’editore Fantagraphics, con cui produce i progetti ACME Novelty e ACME Library. In seguito si dedica alle autoproduzioni che caratterizzano gli anni più recenti della sua carriera, quando la sua creatività arriva ai vertici e si spinge fino a ripensare lo stesso oggetto-libro.
Ma gli elementi di ricerca narrativa e di sperimentazione che oggi vengono considerati i tratti distintivi della sua opera sono in realtà presenti sin dai primi lavori. L’opera che lo ha imposto come uno degli autori contemporanei più importanti a livello globale è stata Jimmy Corrigan, il ragazzo più in gamba sulla Terra, inizialmente pubblicato a puntate tra il 1995 e il 2000 e poi riedito come romanzo a fumetti in volume unico; un’opera che ha segnato un prima e un dopo nel modo di usare l’arte sequenziale. A seguire sono usciti Building Stories nel 2012, Monograph nel 2017 e Rusty Brown nel 2019.
Il PAFF! lo celebra con una mostra che rappresenta un’occasione più unica che rara per ammirare le tavole originali di tutte queste opere: La prospettiva della memoria, dal 9 marzo al 12 maggio 2024.