Un viaggio attraverso lo stile, le particolarità linguistiche e la costruzione della pagina che contraddistinguono l'opera geniale di Benito Jacovitti

IL METODO

Jacovitti realizzava i suoi fumetti senza scrivere tracce di sceneggiatura e senza farsi aiutare dalla matita, disegnava direttamente a china, inventando a ruota libera le sue fantastiche storie surreali

I RIEMPITIVI

Salami, vermi, farfalle, dadi… sono gli oggetti che Jacovitti disegnava per riempire gli spazi vuoti e riprendere fiato prima di raccontare la sua storia

LA QUARTA PARETE

 

Alle volte non basta la superficie del disegno: Jacovitti spezza il patto narrativo stretto con il lettore e i suoi personaggi si rivolgono direttamente al loro autore o al pubblico per cambiare le sorti della vicenda che stanno vivendo. È un muro immaginario che separa gli attori dal pubblico che in gergo teatrale si chiama la “quarta parete” e che Jacovitti infrange appena possibile, anche con brevissimi interventi

LE ONOMATOPEE

Come suonava il mondo di Jacovitti? Le sue onomatopee sono degne di un grande artista rumorista: pùgno, schiàffo, patapùnfete. Anche le parole vengono continuamente reinventate con giochi e scioglilingua: lascia l’ascia e accetta l’accetta, o poesie non-sense: “quando Jacovitti sverga le ciripicchie, tutte le biscagliette vengono in gnoffa a far zunzù

AGUZZARE LA VISTA E COCCO BILL

 

Tavole panoramiche o piene di dettagli da “far aguzzare la vista” sono le caratteristiche espresse da Jacovitti nella mostra al PAFF!

Immancabile Cocco Bill, a cui viene dedicato un omaggio tridimensionale e un saluto nella sua versione odierna a firma Luca Salvagno.

La mostra presenta anche un inedito assoluto: “Black Jac”, una delle ultime panoramiche realizzate due anni prima della sua scomparsa.