Le tavole originali di Jacovitti parlano chiaro. E raccontano una tecnica che solo lui poteva immaginare e creare nel corso del tempo. Paragonabile solo a certi lavori di Moebius e Pazienza (il quale, peraltro, aveva una passione particolare proprio per Jacovitti e Moebius). Jacovitti faceva così: preparava la sua tavola dividendola in vignette. Poi si metteva a disegnare senza avere una sceneggiatura e lo faceva direttamente a china. Ogni linea di contorno era un intreccio di segni di pennino sottilissimi. Tanto sottili che quando uno di questi tratti si rivelava sbagliato non si fermava nemmeno a cancellarlo. Seguitava ad intrecciare solo la linea con la direzione giusta. E infatti le linee sottili sbagliate sono ancora lì, anche se bisogna proprio aguzzare la vista per poterli vedere. Dunque, Jac andava in diretta, senza rete, senza tutte quelle possibilità di revisione che i fumettisti di solito si permettono. Quanti originali di grandi artisti del fumetto sono pieni di bianchetti, di pezzetti di carta incollati per cancellare qualcosa di sbagliato sotto. Jac no. Non sbagliava mai, anche se inventava sul momento. Pazzesco. Assurdo. Incredibile.
Ma non solo. Jac, dicevo, faceva sottili linee con il pennino. Scrat scrat sulla carta, Continuamente. Muovendo la mano avanti e indietro. Un movimento continuo, incessante. Scrat scrat. Avanti e indietro. Un movimento ipnotico. Non so bene cosa accadesse in quei momenti nella testa di Jacovitti, ma è qualcosa che ha a che vedere con la trance, con quella perdita della coscienza che a volte prende gli artisti quando sono immersi nel loro lavoro. Anche Mordillo, che ha conosciuto bene Jacovitti, ha detto in un’intervista: “mi piace lavorare perché quando disegno stacco i piedi da terra”. Jacovitti entrava così nel suo mondo: surreale, impossibile, comico, esagerato, straordinario. Ma anche un mondo in cui lui si proteggeva e si salvava. Non c’è dubbio alcuno: la comicità di Jacovitti nasce dalla tragedia, dalla tragedia del mondo normale, che va capovolto, ridicolizzato, messo a soqquadro perché possa diventare finalmente sopportabile.